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L'elezione, ovvero Il giorno della civetta

 Al Conservatorio “Biagio Antonacci” regnava un clima d’indescrivibile eccitazione. Il secondo mandato di Sua Maestà il Signor Direttore stava per scadere. Al fiorir di Primavera, puntuali come la morte, lo annunciavano urbi et orbi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alle intere moltitudini dei Cori celesti, il Presidente del Consiglio di Amministrazione, il Direttore uscente, il Direttore Amministrativo, i Coordinatori dei Corsi del Vecchio e del Nuovo Testamento, i Responsabili Dipartimentali, il Personale Tecnico-Amministrativo e quello Ausiliare con tanto di pomposi e pretenziosi decreti presidenziali, direttoriali, coordinamentali, impiegatizi e bidellari, tutti rigorosamente affissi all’Albo Pretorio dell’Istituzione e diffusi dai più importanti quotidiani nazionali ed esteri oltre che dalle emittenti televisive più gettonate dell’orbe terracqueo.
 Le varie gride stabilirono così la composizione della commissione elettorale, la data della seduta per il vaglio delle candidature, i criteri di ammissibilità alla competizione, la lista degli aventi diritto al voto, i corsi di recupero per la patente a punti, le date di convocazione dei comizi, la tempistica e i regolamenti relativi alla votazione e tante altre minuziose prescrizioni che lo spazio a disposizione non ci consente di citare.
 Commissione elettorale. Era composta da tre membri (in omaggio alla Santissima Trinità), più uno di riserva, appartenenti all’Establishment, solitamente dei candidati, per un motivo o per l’altro, già trombati. La convocazione fu fissata per il Primo di Aprile.
 Criteri di ammissibilità alla competizione. La partecipazione era consentita a tutti coloro in possesso del titolo di caporal maggiore dell’Esercito o di Aviere Scelto dell’Aeronautica. Livello d’istruzione richiesto: licenza elementare. Diploma musicale: corno, tromba, trombone, fagotto, laddove un tempo quasi esclusivamente si optava per quello di composizione, caduto nel frattempo in disgrazia. Competenze cultural-musicali: nessuna. Infatti, dopo l’ultimo concorso per direttori, bandito nel 1985 e fatto saltare da alcuni sindacati per via dell’esito disastroso causato dalla prova di analisi musicale (i famigerati Sei pezzi dell’op. 19 di Schönberg) che portò a soli otto vincitori (per alcuni super-raccomandati) e che aveva fatto fuori la stragrande maggioranza dei candidati (per altri musicalmente super-ignoranti) tra cui molte figure di altissimo profilo musical-intrallazzatorio, si pensò bene di limitare la prova di analisi soltanto a quella delle feci del concorrente affinché i vari sottoposti potessero in anticipo sapere di che sapore sarebbe stata la merda che avrebbero dovuto trangugiare per i successivi tre anni.
 Lista degli aventi diritto al voto. Il Corpo Docente dell’“Antonacci”, come di altri conservatori italiani, era suddiviso al proprio interno in Mammasantissima, ovvero i capi indiscussi delle varie cosche mafiose dell’Istituto nonché gli Yes Men del Direttore in carica, il quale, in contraccambio del potere conferitogli, elargiva loro enormi favori in termini di danaro e di privilegi. Lo stesso rapporto di do ut des esistente tra il Direttore e i Mammasantissima si riproponeva a sua volta tra i Mammasantissima e i membri delle varie cosche, i Mezz’uomini e gli Ominicchi, personaggi ancor più squallidi che per un beneficio di qualsiasi natura (l’organizzazione di un ciclo di concerti, di un seminario o di un corso specialistico anche a Canicattì) avrebbero venduto seduta stante madre, sorella, nipote e zia. Allo stadio più basso della graduatoria conservatoriale stavano infine i Pigliainculo e i Quaquaraqua. Più in particolare i Pigliainculo erano non di rado i docenti più preparati e rappresentativi dell’Istituto e come tali tendenzialmente propensi a farsi i cazzi loro, fregandosene altamente dei superiori e delle loro beghe. Per questo motivo erano malvisti e fatti oggetto d’invidia, cosicché era sufficiente la minima infrazione perché venissero inesorabilmente sanzionati dai vari decreti direttoriali. I Quaquaraqua si costituivano, invece, come una vera e propria sottospecie umana, priva di spina dorsale e incapace di reagire a qualsiasi tipo di sopruso.
 Indipendentemente da questa poco edificante suddivisione, avevano diritto al voto tutti i docenti di ogni ordine e grado purché muniti di una patente elettorale con punteggio non inferiore a 1. Chiariamo. Come ogni buon automobilista, infatti, ciascun insegnante dell’“Antonacci” era dotato di una sorta di bonus con 20 punti di accredito che venivano decurtati ad ogni provvedimento disciplinare. Coloro che al termine del Triennio si fossero ritrovati sotto gli zero punti avrebbero perso il diritto al voto, a meno che non avessero frequentato in extremis e a proprie spese (costo pro capite 1000 euro circa) un apposito corso di recupero.
 Corsi di recupero. Il loro scopo principale era la rieducazione del docente indisciplinato e poco partecipe alla vita dell’Istituzione. Attraverso le tecniche più sofisticate della moderna psichiatria, a costoro veniva praticato un vero e proprio lavaggio del cervello finalizzato al conseguimento di due obiettivi primari. Primo obiettivo: il senso del rispetto a) per la figura del Signor Direttore, Il Grande Fratello della situazione; b) per le varie gerarchie, ossia i Mammasantissima, i Mezz’uomini e gli Ominicchi (tutti muniti di patente elettorale a 20 e più punti) dal momento che costoro, qualsiasi cosa dicessero o facessero, anche le più ignobili stronzate, avevano sempre ragione; c) per l’allievo il quale, come amava dire il Signor Direttore in carica, doveva essere considerato come “il bene più prezioso”. Secondo obiettivo: il senso del dovere per cui dal vocabolario del Prof modello la parola “diritto” doveva essere rigorosamente bandita. A tal fine si insegnava che anche con un parente moribondo all’ospedale o con la casa allagata o in fiamme occorreva lo stesso venire a far lezione. Bandita era pure la parola “vacanza”, in considerazione del fatto che il docente di conservatorio era in servizio 365 giorni all’anno e 24 ore su 24 (tranne le festività e le ferie di agosto). Ai più lavativi erano additati sino alla noia quei casi ammirevoli di dedizione al lavoro d’insegnanti che solevano far lezione persino il giorno di Natale, per quanto regolarmente mandati a quel paese dagli allievi interessati e dai rispettivi genitori.
 Le date di convocazione dei comizi. Si ritenne opportuno limitare il tutto ad un giorno soltanto, lo stesso fissato per le votazioni. A tal fine fu indetta una seduta speciale della Conferenza dei Mammasantissima la quale stabilì ex abrupto il nome del candidato comune che sarebbe poi stato votato dalla maggioranza del corpo elettorale, costituita dai Pigliainculo, che per lo più si astenevano o se ne stavano a casa, e dai Quaquaraqua, sempre pronti ad eleggere a comando, come buona parte degli italiani, l’ennesimo stronzo che per anni li avrebbe nuovamente tartassati. Talvolta la convergenza su un unico nome, per insondabili motivazioni note solo agli addetti ai lavori, veniva meno. Ciò comportava allora il verificarsi di un clima generale di forte tensione, non di rado segnato da episodi di una certa violenza. Non era insolito in questi frangenti che alcuni candidati venissero per qualche misterioso motivo a mancare, riducendo così progressivamente e per via “naturale” la rosa dei papabili ad un nome soltanto, quello dell’unico sopravvissuto. Con le buone o con le cattive, una volta individuato il successore, costui presentava ufficialmente la propria candidatura all’intero corpo docente e il gioco era fatto. Poteva succedere che qualche outsider o qualche “esterno” proveniente da altro conservatorio si presentasse per conto proprio, magari su invito di questo o quel dissidente interno non completamente purificato dai corsi di recupero. Ma i Mammasantissima, sicuri della vittoria, lasciavano fare, anche per conferire al tutto una parvenza di democraticità.
 La tempistica e i regolamenti relativi alla votazione. Comizi e operazioni di voto furono fissati per il Primo di Maggio, ex Festa del Lavoro, i primi verso le 13, durante la pausa pranzo, le seconde dalle 14.30 in poi. Nel corso dei rispettivi comizi tanto il candidato vincitore in pectore quanto quelli di disturbo non si peritarono di sperticarsi in salamelecchi d’ogni sorta, slinguando a più non posso, soprattutto colà dove non batte il sole, Mammasantissima, Mezz’uomini, Ominicchi e soprattutto i Pigliainculo e i Quaquaraqua, mai sentitisi così importanti e considerati come in quel giorno. Si ripeterono così fino alla nausea i vecchi slogan tipo “Sarò il direttore di tutti gli insegnanti e di tutti gli allievi…” “Sarò giusto, imparziale, super partes…” “Saprò ascoltare chiunque mi proporrà una idea interessante…” “Farò di questo Conservatorio una seconda Accademia Chigiana per l’alta qualità dei seminari, dei corsi e dei ricorsi superspecializzati…” “La nostra programmazione concertistica farà impallidire quella della Scala e i nostri cicli di Conferenze faranno invidia alla più blasonata delle università della penisola.” Sulla didattica nessuna parola. E ciò non deve affatto stupire in un paese in cui le Poste si mettono a fare le Banche e le Ferrovie le Compagnie aeree. All’ora convenuta si iniziò a votare.
 Tutto si svolse come da copione e come da copione vinse con una maggioranza bulgara il candidato della Conferenza dei Mammasantissima, un tizio scarno, bruno, dall'aria mite e tranquilla (all'inizio son tutti così...).
 E il vecchio Direttore? Avrebbe ancora rotto i coglioni per qualche mese, approfittando del poco tempo rimasto per portare a termine qualche vendetta personale e per pararsi il culo con la richiesta di un trasferimento strategico. Già, perché una volta decaduto a comune mortale per lui sarebbe stata dura. Ma di questo al prossimo post.
Hans
 
 
 «Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…     Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»
 
 U. Sciascia, Il giorno della civetta
 
 
 
 
 



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