I post di Kreisler - Il blog di Hans - L'angolino di Hans

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

No! Ovvero l’esercito degli Indignados

Pubblicato da in I post di Kreisler ·
Tags: ConservatoriMantova CapitaleMatteo RenziMontecitorio
Quel mattino Johann Sebastian Bach era partito di buon’ora: zaino in spalla, direzione Monaco. Nella città bavarese avrebbe incontrato, tra i numerosi compagni di viaggio, Richard Strauss. Non più giovane, anche lui, aveva visto gli orrori del Nazismo che, come diceva, erano ben poca cosa rispetto a quelli italiani dei nostri giorni. A Monaco avrebbe fatto tappa un altro amico, Georg Friedrich Händel proveniente da Londra, cosicché, strada facendo, si sarebbe costituito un primo raduno di Indignados, vale a dire di musicisti di rango diretti a Roma per manifestare contro la famigerata Big Band di Montecitorio. Era dunque loro intenzione far sentire la propria voce; ecco perché sarebbe salito da Napoli all’Urbe anche Enrico Caruso, facendo da richiamo ad altre ugole d’oro che non avrebbero certo declinato l’invito: Tebaldi, Callas, Corelli, Gigli, Pertile… una lista infinita che comprendeva perfino il divino Farinelli.
 Ma torniamo a Monaco dove, se Strauss e Bach  erano già da tempo assieme, Händel annunciò un breve ritardo dovuto alla prova del Messia che lo aveva costretto a fare le ore piccole. Accipicchia, se aspettiamo il Messia… quando all’orizzonte si profilò il successivo Eurostar da Londra. Nel frattempo da Parigi, Bonjour! Erano Hector Berlioz e consorte, cioè la Sinfonia Fantastica con tanto di ghigliottina e di streghe, in parte sue in parte di Paganini (il diavolo glielo aveva prestato Tartini, rimasto a Padova a suonare il Trillo del Santo). Se tu porti la Fantastica io metto in moto il mio Till Eulenspiegel con tutti i suoi tiri burloni, ribatté Strauss, e io l’Arte della fuga, concluse il buon Bach, assicurando di far scappare tutti quei trogloditi-tagliagole da sempre accampati nella Città eterna. Nel mentre… Good Morning! E giù, con una batteria di fuochi d’artificio! Era Georg Friedrich Händel, ribattezzato George. Ci siamo tutti? In marcia dunque. Al Brennero ci attendono Wolfgang Amadeus, Ludwig van, Franz ed altri, ma, avete notizie di Richard? Intendiamo dire Wagner. Quello verrà direttamente a Roma a cavallo di una Walkiria, scortato da tutti i maestri cantori di Norimberga. Scorta gratuita o strapagata da Re Ludwig, nemico della Repubblica italiana?
 E fu così che al valico delle Alpi si videro, oltre ai succitati, alcuni compositori provenienti da paesi lontani: Borodin dalle steppe dell’Asia centrale, Sibelius dai fiordi finnici, mentre Smetana sarebbe sbarcato direttamente sul Tevere via Moldava e Mahler si trovava già in Italia a dirigere la Sinfonia dei Mille per ripercorrere l’impresa garibaldina. E Debussy e Ravel? Tempo al tempo, direttamente a Roma via Parigi-Milano. Sì, ma prima dal Venezia-Milano sarebbe sceso a Verona Don Antonio, il Prete rosso. Che emozione per Bach abbracciare il suo Vivaldi! E fu così che sulla tratta Verona-Bologna ad altezza Nogara, Mozart avrebbe chiesto una piccola deviazione per Mantova, ove da fanciullo si era esibito di fronte ai bovari del luogo. Niente sentimentalismi, fu la risposta, non c’è alcun treno, solo qualche somaro tra paludi mefitiche. Col pericolo della malaria. Non sei vaccinato. Pussa via! Alla stazione di Bologna Padre Martini era da tempo in attesa con il solito atteggiamento da severo contrappuntista. Ecco perché il giovane Wolfgang voleva scappare… Accanto a lui Ottorino Respighi, felice di recarsi a Roma per rivedere le sue fontane e i suoi pini. Era comunque in arrivo da Busseto il grande Peppino Verdi che nel breve volgere di qualche minuto apparve in tutta la sua maestà: barba ispida, tabarro e badile in mano. Aveva al suo seguito alcuni vagoni di letame da scaricare sulla masnada romana.
 A Firenze si fecero vivi tutti i Toscanacci, mentre nella capitale c’era già il centro-sud, da Rossini pronto a lanciare frecce con la complicità di Guglielmo Tell, a Bellini, dagli Scarlatti ai napoletani più veraci. "Montecitorio è nostro!" fu il grido all’unisono e, giunti a destinazione, come ebbe inizio il primo numero del maxi-concerto di Matteo Renzi, toccò a Bach interromperlo per insegnargli la differenza tra un suono e un rutto. E così a turno tutti gli altri. Ma la cosa più difficile fu quella di far capire che la tonalità di era sbagliata e che nulla andava bene. No, No, No e poi No!
 Alla fine i rocchettari, uno dopo l’altro, rimasero ammutoliti di fronte a tanta sapienza smettendo così di martirizzare i timpani del popolo. Tant’è vero che in breve tempo, chissà per quale miracolo, se ne andarono con la coda tra le gambe come cani bastonati, giurando di non ritornare mai più e di cambiare mestiere.
Al che gli Indignados, deposta l’ascia di guerra, si abbandonarono ciascuno alla propria ispirazione. E quello fu davvero un evento memorabile. Cose da 5 stelle! In tal modo Montecitorio da discarica che era tornò ad essere un palazzo.
J. Kreisler



Operette Immorali. Dialogo tra un passeggero e un indigeno su Mantova Capitale

Copyright 2016 - All rights reserved - www.langolinodihans.it
Torna ai contenuti | Torna al menu