Operette Immorali. Dialogo tra un passeggero e un indigeno su Mantova Capitale - Il blog di Hans - L'angolino di Hans

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Operette Immorali. Dialogo tra un passeggero e un indigeno su Mantova Capitale

Passeggero: Mi scusi, signore, (tossendo) dove si trova la fermata d’autobus? Sa, dopo ore e ore sul Modena-Mantova mi sento un po’ disorientato.
Indigeno: Dunque, mi lasci pensare. In fondo a destra, poi un poco più il là a sinistra… Beh, a questo punto le conviene prendere un taxi, se lo trova. Meglio prenotarlo per tempo via Internet… per stavolta le consiglio di andare a piedi, ma, attenzione alle buche! Senta, ma dove deve andare?
Passeggero: Al Teatro Sociale. Sono stato assunto come trovarobe. Sa, mi dicono che non hanno più niente.
Indigeno: Esatto, ora nemmeno il teatro. Ė crollato l’altra sera a causa del volo di alcuni pipistrelli. Ora l’area è adibita a parcheggio per topi, nutrie e scarafaggi. Un buon affare. Ma non si preoccupi, il tutto si è trasferito alla Scala di Milano. Dal lago di Mantova al Naviglio di Milano si arriva speditamente, certo prima che col treno. Proprio alla Scala hanno appena eseguito un’opera buffa dal titolo “Mantova capitale della Cultura”.
Passeggero: Mi consenta, ma se in questa città qualcuno volesse assistere ad uno spettacolo sarebbe costretto a portarsi a Milano?
Indigeno: Non necessariamente. Se si accontenta può recarsi nei pressi del Rio ed assistere a poco prezzo alle dispute tra i notabili della città. La giunta comunale, infatti, si riunisce a bagnomaria tra pesci siluro, zanzare ed altra fauna lacustre. In Consiglio, poi, raggiunge sempre la maggioranza grazie ai topi di fogna i quali, sia pur minacciando battaglia, alla fin fine votano sempre a favore.
Passeggero: Ma a Mantova non esisteva il Teatro Bibiena famoso per via del giovane Mozart?
Indigeno: Venduto per farci una jeanseria; tant’è che il buon Wolfgang se ne ritornò a Salisburgo con almeno una dozzina di pantaloni.
Passeggero: A questo punto viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto il tanto strombazzato Festival della Letteratura.
Indigeno: Vuole dire quella serie di manifestazioni del tipo: se non riesci a vendere libri vieni a Mantova? Eh, a forza di preparare cose inutili si sono mangiati tutto. Soldi, soldi, soldi ma anche la faccia. Troppe manifestazioni, migliaia di eventi in contemporanea. Ragion per cui il medesimo utente si vedeva costretto a dividersi in più parti pur di assistere al maggior numero di incontri, conferenze ecc. Per esempio, l’occhio destro a Palazzo Te, quello sinistro a Palazzo Ducale, la gola a colazione con l’autore nel Bar più in della città. Per non dire delle orecchie piazzate a mo’ di magnetofono un po’ dovunque, nuova versione del Grande Fratello. Un lavoro estenuante, non solo in forza della scissione ma anche della ricomposizione degli organi e degli arti. E nel caso occorresse fegato, qualcuno rischiava di non trovarselo più. Sparito! E poi, tutto a pagamento. Le banche vivevano di mutui. Peccato, perché a quei tempi le cose sembravano funzionare alla perfezione. Il centro storico era tutto un arredo urbano: poltrone, poltrone e ancora poltrone disposte dovunque, perfino sulla Torre della Gabbia adibita a ufficio speciale; illuminazioni a giorno tra fari e faretti puntati in particolare sul volto del Sindaco che invece, attualmente, si vede costretto ad accontentarsi delle lucciole, quando ci sono.
Passeggero: Allude alle prostitute?
Indigeno: No, di battone ce n’è a bizzeffe tra Comune, Provincia e Regione.
Passeggero: Mi dica qualcosa dei Gonzaga.
Indigeno: Non ricordo bene. So che esiste in provincia un paese così chiamato… quanto al resto… ecco, mi sovviene, la famiglia fu interamente sterminata dalla peste bubbonica. Già Guglielmo ebbe i primi sintomi a causa di una protuberanza sulla schiena.
Passeggero: Lontano parente di Rigoletto?
Indigeno: Non è proprio così, poiché in questo caso entriamo nel campo della musica. Rigoletto non era gobbo, era solo un mentitore. Lo faceva per estorcere sovvenzioni all’erario, ricattando il duca per via della figlia sedotta. Inoltre a corte faceva timbrare il cartellino dall’amico Sparafucile. Sappia che in fatto di bugie Mantova è capitale, specie nel settore della musica. Già a suo tempo il buon Claudio Monteverdi spacciò per “recitar cantando” il rap, lasciando una cospicua eredità ai suoi successori, Jovanotti in testa, novello Orfeo.
Passeggero: E poi?
Indigeno: Poi, scopiazzando dal Festival-Letteratura, anche il Festival musicale prevedeva nel giro di pochissimo tempo una miriade di concerti ed esibizioni varie. Per esempio, poniamo, una composizione per violino: la prima battuta nella Sala degli Specchi (che moltiplicata per ogni specchio fa un’intera sonata), la seconda (a seguire) in quella dei Giganti, così da diventare, per dimensioni, una sinfonia di Bruckner. Nella Sala dei Fiumi poi, bastano due note per fare la Moldava. E tutti a correre in lungo e in largo come podisti o ciclisti in corridoi, sale, scale, e scaloni. Fa bene al cuore, esclamavano i salutisti di regime. Se non che, pur di ascoltare quattro battute di musica, parecchio pubblico si trovò in sala di rianimazione. Il tutto sotto l’occhio vigile, non del campanile del Duomo, ma delle ciminiere della Yes, la regina delle raffinerie, a proposito della quale alcuni ambientalisti non prezzolati ebbero a dire che a causa sua l’aria non era buona. Inutile descrivere la fine dei malcapitati, condotti sulla cupola della basilica di S. Andrea destinata a sbriciolarsi durante gli scavi, non archeologici ma petroliferi. Trivellae docent! Ora la grande chiesa ha ceduto il suo spazio ad una piscina e ad un solarium per lavare l’anima e per meglio accostarsi alla divinità che riscalda i cuori. Con la solenne benedizione di S. E. il Vescovo e dei petrolieri. Quanto alla qualità dell’aria, è stata studiata in tutte le salse: anche fritta.
Passeggero: E nessuno si è opposto? Nemmeno lei che mi sembra una persona seria?
Indigeno: Certe domande preferisco non sentirle. Non a caso il mio nome è Sordello e poi vengo da Goito. Altro clima, altra musica.
Passeggero: E pensare che Mantova era “Capitale della Cultura”!
Indigeno: Ma glie l’ho detto, si tratta solo del titolo di un’opera buffa o, volendo, di una semplice operetta.
J. Kreisler



Nessun commento


Copyright 2016 - All rights reserved - www.langolinodihans.it
Torna ai contenuti | Torna al menu